Come abbiamo detto il Bilancio ha l’importante funzione di fornire informazioni sull’azienda.
Il primo passo da fare, ai fini della valutazione per indici e per flussi della situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell’azienda, è quello di procedere innanzitutto ad una riclassificazione del Bilancio. Questa operazione consiste nell’aggregare e raggruppare i molteplici valori del Bilancio per interpretare meglio l’andamento dell’impresa.
Detto questo veniamo alla parte tecnica, indicando il modo di rielaborare i due prospetti del Bilancio: Situazione Patrimoniale e Conto Economico.
Riclassificazione Stato Patrimoniale
(metodo finanziario)
| Situazione patrimoniale al 31.12.2… | ||||
| Attivo | Passivo | |||
| Immobilizzazioni: materiali immateriali finanziarie crediti > 12 mesi |
ATTIVO FISSO (AF)
| Cap. Sociale (CS) |
PATRIMONIO NETTO | |
| Magazzino e rimanenze | SCORTE (S) (disponibilità) |
ATTIVO CIRCOLANTE (AC) | Mutui passivi Deb >12 mesi Fondi per rischi ed oneri Fondo imposte |
PASSIVO CONSOLIDATO (PL) |
| Crediti entro 12 mesi Ratei e risconti attivi Titolo a reddito fisso |
LIQUIDITA’ DIFFERITA (Ld) | |||
| Depositi e cassa |
LIQUIDITA’ IMMEDIATA (Li) | Debiti entro 12 mesi Ratei e risconti passivi |
PASSIVO CORRENTE | |
| TOTALE ATTIVITA’ (A) | TOTALE PASSIVITA’ (P) | |||
Il criterio di riclassificazione elenca le voci in attivo in ordine di liquidità crescente e quelle in passivo in ordine di esigibilità crescente.
Le attività sono divise in due grandi tronconi: Attivo fisso, in cui vanno tutte le immobilizzazioni, e attivo circolante, diviso a sua volta in: scorte, crediti (liquidità differita) e liquidità (immediata).
Le passività sono distinte in voci del patrimonio netto o capitale proprio (sono i finanziamenti interni), passività consolidate (sono tutti i debiti oltre l’anno) e passività correnti (sono i debiti con scadenze entro l’anno). I debiti consolidati e correnti rappresentano insieme i finanziamenti di fonte esterna (da terzi), che chiameremo Capitale di Credito (CC).
Il totale delle attività è sostenuto dai finanziamenti ottenuti ossia dalle fonti di finanziamento rappresentate dal passivo dello SP. Esse possono essere rappresentate dalla gestione (autofinanziamento), dai soci (aumento capitale ecc.) o i terzi (fonti di debito). Per avere un equilibrio le fonti di finanziamento devono corrispondere (chiaramente non nel senso matematico ma ragionevolmente) per durata agli impieghi.
La riclassificazione del conto economico
Considerazioni generali sulla riclassificazione del conto economico
La riclassificazione del conto economico può essere fatta secondo diversi criteri, a seconda dei risultati informativi che si vogliono ottenere.
La riclassificazione del conto economico è sempre fatta utilizzando la forma progressiva, per evidenziare i risultati intermedi che interessano l’analisi. I risultati che possono essere evidenziati con le varie rielaborazioni, e il cui significato sarà esplicitato di seguito, sono i seguenti:
- utile lordo
- valore aggiunto (in sigla VA);
- margine operativo lordo (in sigla MOL o EBITDA);
- reddito operativo (in sigla RO), denominato anche MON (margine operativo netto) o EBIT;
- risultato della gestione atipica;
- risultato della gestione finanziaria;
- risultato ordinario prima delle imposte (in sigla ROAI);
- risultato della gestione straordinaria;
- reddito prima delle imposte (in sigla RAI);
- reddito netto (in sigla RN).
Per le analisi di bilancio si utilizza una delle seguenti configurazioni di conto economico, tenendo presente che le diverse configurazioni dipendono dalle modalità di raggruppamento delle varie voci relative ai costi e ai ricavi:
- a costo del venduto e ricavi;
- a margine di contribuzione;
- a valore aggiunto e a margine operativo lordo (MOL o EBITDA);
- a zone o aree gestionali;
- a valore e costi della produzione.
Si tratterà dapprima dello schema legale previsto dall’art. 2425 codice civile, che è l’ultimo indicato, per poi passare a esaminare le altre possibili configurazioni di conto economico studiate dalla dottrina e utilizzate dalla prassi. Per ciascuna si evidenzierà il particolare carattere informativo.
Si prenderanno, infine, in considerazione gli schemi previsti dallo Iasb. Il valore informativo è rappresentato dalla caratteristica dei risultati parziali messi in evidenzia grazie ai diversi raggruppamento di voci.
Tutti gli schemi di riclassificazione hanno in comune il principio fondamentale della separazione tra gestione caratteristica (detta tipica) e extracaratteristica. Da segnalare che la riclassificazione a valore della produzione e a valore aggiunto è quello più utilizzato poiché più rispondente al criterio di classificazione per natura delle poste dettato dal codice civile.
La riclassificazione del conto economico dell’art. 2425 codice civile
Lo schema legale del Conto Economico è quello rappresentato dall’art. 2425 cc.
Nello scema, al valore della produzione rappresentato dai ricavi dell’attività ordinaria, dalle capitalizzazioni per costruzioni interne e dalla variazione delle scorte dei prodotti, semilavorati, prodotti in corso di fabbricazione e servizi in corso di esecuzione, si contrappongono tutti i costi della produzione. Restano esclusi gli oneri e i proventi finanziari, quelli tributari, i proventi e gli oneri straordinari. Si ottiene così un risultato parziale che si avvicina al reddito operativo.
Non si tratta di reddito operativo per la presenza di alcuni costi e di alcuni ricavi la cui natura non è molto chiara (accolti in due voci a carattere residuale) e della svalutazione delle immobilizzazioni immateriali e materiali (compresa nei costi della produzione), che è da considerare al di fuori del concetto di reddito operativo.
Si hanno poi i proventi e gli oneri finanziari, le rettifiche di valore di attività finanziarie, i proventi e gli oneri straordinari e, infine, le imposte.
Si tratta quindi di un conto economico che richiede qualche elaborazione (soprattutto per determinare il reddito operativo) prima di poter essere impiegato per le analisi.
Anche per il conto economico si riassumono nella figura 2.11 i collegamenti fra il conto economico dell’art. 2425 (l’unico liberamente disponibile per l’analista esterno del bilancio) e il conto economico per l’analisi.
Collegamenti fra il conto economico dell’art. 2425 c.c. e quello da utilizzare per l’analisi
+ Risultato della gestione caratteristica o reddito operativo (RO o EBIT)
A Valore della produzione (voci da 1 a 5)
- B Costi della produzione (voci da 6 a 14)
+/- Risultato della gestione finanziaria
C Proventi e oneri finanziari (voci 15,16,17 e 17 bis)
D Rettifiche di valore di attività finanziarie (voci 18 e 19)
= Risultato della gestione ordinaria
+/- Risultato della gestione straordinaria
E Proventi e oneri straordinari (voci 20 e 21)
= Utile prima delle imposte
- Gestione tributaria
22 Imposte sul reddito dell’esercizio
= Utile netto di esercizio
Sovente si determina un reddito operativo “rettificato” tenendo conto degli oneri finanziari impliciti nel costo degli acquisti, oneri che vengono quindi aggiunti al risultato operativo e considerati componenti negativi del risultato della gestione finanziaria. Analogamente si procede per gli interessi attivi impliciti nei ricavi di vendita. Si ricorda che la forma più corretta di conto economico da utilizzare ai fini delle analisi prevede la deduzione distinta delle imposte sul risultato ordinario e su quello straordinario.
Conto economico a valore aggiunto e a margine operativo lordo
Questo modello, oltre ad essere il più utilizzato per la riclassificazione del CE, è quello che utilizzeremo per la nostra analisi.
Il conto economico a valore aggiunto e a margine operativo lordo (MOL) è una configurazione, di recente impiego, molto utile per evidenziare la creazione di ricchezza da parte dell’azienda (valore aggiunto) e per collegare gli aspetti economici con quelli finanziari del conto economico.
Il margine operativo lordo è, infatti, il risultato economico operativo espresso in termini finanziari e quindi, in sostanza, l’autofinanziamento della gestione caratteristica.
Il MOL è considerato un dato importante soprattutto nelle trattative sindacali, perché è un dato non influenzato da quelle che sono state spesso definite politiche di bilancio, connesse con gli ammortamenti,e con gli accantonamenti ai fondi spese e rischi futuri. E’, infatti, un risultato intermedio il cui solo elemento non oggettivo è rappresentato dalla valutazione delle scorte.
Esso può essere ricostruito anche sulla base del conto economico di cui all’art. 2425 codice civile.
Riclassificazione Conto Economico a valore aggiunto
| CONTO ECONOMICO A VALORE AGGIUNTO |
| Ricavi netti |
| (+) Altri ricavi |
| (+/-) variazione rimanenze di prodotti finiti |
| (+) Costi capitalizzati |
| A) Produzione dell'esercizio |
| (-) Acquisti di merce |
| (-) Acquisti di servizi |
| (-) Godimento beni di terzi (affitti/leasing) |
| (-) Oneri diversi di gestione |
| (+/-) variazione di rimanenze di materie prime |
| B) Costi della produzione |
| VALORE AGGIUNTO (A+B) |
| (-) Salari, stipendi e contributi |
| (-) Accantonamento al TFR |
| (-) altri costi del personale |
| C) Costo del lavoro |
| MARGINE OPERATIVO LORDO (A+B+C) = EBITDA |
| (-) Accantonamenti al FSC |
| (-) Altri Accantonamenti |
| (-) Ammortamento beni materiali |
| (-) Ammortamento beni immateriali |
| D) Accantonamenti e ammortamenti |
| RISULTATO OPERATIVO NETTO (A+B+C+D) = EBIT |
| (-) Oneri finanziari |
| (+) Proventi finanziari |
| E) Saldo gestione finanziaria |
| REDDITO CORRENTE |
| (-) Oneri straordinari |
| (+) Proventi straordinari |
| F) Saldo gestione straordinaria |
| RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE |
| (-) Imposte e tasse |
| G) Oneri tributari |
| RISULTATO NETTO |
La forma scalare del Conto Economico ha il grande vantaggio di fornire alcuni risultati intermedi, molto interessanti per comprendere l’andamento dell’impresa. In particolare la complessa gestione è divisa in tre aree:
- Gestione caratteristica (relativa all’attività tipica dell’azienda)
- Gestione finanziaria (relativa agli interessi sui capitali dati e presi in prestito)
- Gestione straordinaria (relativa alle operazioni una tantum, non rientranti nella normale attività imprenditoriale, come per esempio l’alienazione di cespiti)
I risultati intermedi riferiti a questi tre grandi settori danno informazioni importantissime, perché permettono di scomporre il risultato finale (utile o perdita) nelle sue componenti principali e individuare quindi l’area sulla quale eventualmente intervenire.
Inoltre, nella gestione caratteristica, è evidenziato un altro interessante risultato intermedio, che è il margine lordo, con il quale si quantifica il dato grezzo del ricarico sulle vendite, ottenuto dalla differenza tra fatturato e costo del venduto (costo del venduto = esistenze iniziali + acquisti – rimanenze finali).


