Attraverso il bilancio di esercizio, e soprattutto con una corretta riclassificazione dello stesso, possiamo ottenere delle informazioni sulla: gestione patrimoniale, economica e finanziaria dell’azienda. Mentre, però, per analizzare le prime due il bilancio riclassificato ci dà delle informazioni che possono aiutare l’analista a comprendere tali dinamiche, dal punto di vista dell’equilibrio finanziario il solo bilancio non basta.
Questo deriva dal fatto che, anche se lo stato patrimoniale contiene alcune informazioni di carattere finanziario, queste sono esclusivamente di tipo statico, ovvero riferite al termine del periodo amministrativo considerato.
Il conto economico non dà alcuna informazione utile a livello finanziario in quanto in esso viene evidenziata solo la dinamica reddituale che scaturisce dall’utile del periodo: il CE è redatto secondo il criterio della competenza (la fattura emessa ma non ancora incassata fa sorgere un credito che però viene considerato ricavo anche se non incassata e quindi utile) mentre per la logica finanziaria sono importanti solo quei fenomeni di gestione che comportano movimenti di cassa. Si pensi ad esempio al calcolo delle rimanenze il cui valore concorre all’utile anche se monetariamente non c’è alcun movimento degno di nota. Lo studio della dinamica finanziaria è fondamentale per permettere una corretta analisi dell’andamento aziendale, mentre ciò non è possibile con semplici metodi patrimoniali e reddituali (si pensi al solo utilizzo di indici).
Attraverso esso possiamo capire l’importantissima relazione tra la capacità dell’azienda di conseguire un reddito e nello stesso tempo di creare cassa ovvero liquidità determinata attraverso la somma di tutte le entrate e le uscite monetarie.
Per tale motivo può capitare che un analista non esperto valuti positivamente un’azienda solo per il fatto che sia in grado di produrre un utile senza analizzare il fatto che ha pochissimo danaro in cassa e che per pagare i dividendi sarà costretta a prendere danaro in prestito appesantendo la sua struttura patrimoniale e finanziaria nel futuro.
Il rendiconto finanziario e’ quindi il documento che mira ad analizzare i fenomeni di generazione e di assorbimento dei flussi finanziari aziendali: da dove viene e dove va a finire la liquidità (la cassa/banca).
Per determinare il flusso finanziario complessivo che ha determinato la variazione di liquidità, il rendiconto finanziario parte dal risultato economico di bilancio (utile d’esercizio), che viene rettificato a fronte di tutte quelle componenti di costo e ricavo cosiddette non cash, ovvero che non hanno manifestazione finanziaria (ad esempio ammortamenti, accantonamenti, svalutazioni, rettifiche contabili etc.).
Per redigere un rendiconto finanziario di facile interpretazione occorre aggregare i singoli flussi monetari ovvero le singole entrate e uscite di cassa in funzione dell’area gestionale da cui hanno avuto origine.
In linea generale il rendiconto ha lo scopo di spiegare in termini finanziari:
1. L'attività di finanziamento (autofinanziamento e finanziamento esterno) dell'impresa durante l'esercizio espressa in termini di variazioni delle risorse finanziarie determinato rettificando, al valore dell’utile di esercizio, una serie di valori non monetari: solo come esempio ammortamenti, accantonamenti, svalutazioni, rettifiche contabili etc;
2. Le variazioni delle risorse finanziarie, determinate dall'attività produttiva di reddito svolta dall'impresa nell'esercizio, rappresentate dalle variazioni intervenute nel capitale circolante netto ossia l'eccedenza delle attività a breve o correnti sulle passività a breve o correnti;
3. L'attività d'investimento dell'impresa durante l'esercizio, acquisto o dismissione di cespiti;
4. Le variazioni nella situazione patrimoniale - finanziaria dell'impresa avvenute nell'esercizio, accensione/rimborso di mutui, variazioni intervenute nel patrimonio netto ecc;
5. Le correlazioni che esistono tra le fonti di finanziamento e gli investimenti effettuati.
Il rendiconto finanziario va incluso nella nota integrativa. Sebbene la sua mancata presentazione non venga considerata, in via generale ed allo stato attuale, come violazione del principio della rappresentazione veritiera e corretta del bilancio, tale mancanza, tuttavia, in considerazione della rilevanza delle informazioni di carattere finanziario fornite e della sua diffusione sia su base nazionale che internazionale si assume limitata soltanto alle aziende amministrative meno dotate, a causa delle minori dimensioni. Lo IAS n. 7 richiede la presentazione di un rendiconto finanziario redatto in base ai flussi delle disponibilità liquide (e valori assimilabili) sia pur concedendo due diverse alternative di calcolo. Poiché l’Italia ha esercitato l’opzione prevista dal Regolamento comunitario n. 1606 del 2002 circa l’adozione dei principi contabili internazionali per le società cui si applicheranno tali principi, il legislatore dovrà adottare ai fini dello schema di rendiconto finanziario quanto previsto dallo IAS 7, edizione rivista nel 1992 ed allo stato ancora in vigore.
Chiaramente, i primi due rappresentano l’analisi fondamentale e l’indice più importante di una corretta gestione economico-finanziaria di qualsiasi impresa. Sia l’attività di autofinanziamento che il flusso di capitale circolante netto originato dalla gestione reddituale dell'impresa è un elemento fondamentale nell'analisi finanziaria del bilancio. Tale valori, infatti, costituiscono il collegamento fra l'aspetto economico e l'aspetto finanziario della gestione, essenziale per comprendere come l'andamento economico della gestione si ripercuota sulla dinamica finanziaria dell'impresa.
La gestione reddituale è composta da operazioni che si concretizzano in ricavi e nelle spese necessarie per produrre tali ricavi, da cui deriva il reddito. Tali operazioni sono riflesse nel conto economico e rappresentano anche le fonti di finanziamento dell'impresa ed in particolare quelle dell'autofinanziamento. Da esse si genera liquidità o capitale circolante netto necessario per finanziare la gestione futura.
Nel caso in cui i ricavi eccedano i costi che richiedono utilizzo di liquidità o di capitale circolante netto si determina un aumento dello stesso. Detto aumento netto rappresenta le risorse finanziarie generate dalla gestione reddituale, ossia la liquidità o il capitale circolante netto prodotto dalla medesima. Al contrario, l'eccedenza dei costi che richiedono utilizzo di liquidità o di capitale circolante netto determina una riduzione della risorsa finanziaria.
Qualunque sia la nozione di risorsa finanziaria presa a fondamento del rendiconto finanziario quest'ultimo viene ad accogliere nel suo seno in primo luogo il flusso di tale risorsa originato o consumato dalla gestione reddituale. Il flusso prodotto dalla gestione reddituale viene accostato poi ai flussi originati da:
- Investimenti o disinvestimenti nel settore degli immobilizzi tecnici, finanziari e patrimoniali;
- Accensioni o rimborsi di debiti a medio e lungo termine;
- Variazioni del patrimonio netto (aumenti o rimborsi di capitale, distribuzione di dividendi, finanziamenti in c/futuro aumento ecc.).
L'insieme di tutti questi flussi determina l'incremento od il decremento subito dalla risorsa finanziaria iniziale nel corso dell'esercizio.
I metodi più utilizzati nella pratica sono essenzialmente due:
1. Rendiconto finanziario - metodo indiretto
2. Rendiconto finanziario - metodo diretto
La distinzione fondamentale tra i due schemi deriva dal fatto che il secondo, metodo diretto, è utilizzato per le start up, mentre il primo per imprese con almeno due/tre bilanci disponibili.



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